Tessile, le associazioni dei raccoglitori ad Anci e Utilitalia: “Serve sostegno, ecco le nostre proposte”

di Elvira Iadanza 03/04/2025

Unirau e Ariu hanno incontrato Anci e Utilitalia: costi di raccolta elevati e mercato drogato dal fast-fashion


Tre proposte per abbassare i costi di raccolta e recupero dei rifiuti tessili e d’abbigliamento urbani e aiutare il settore a scongiurare il collasso. È questa la sintesi del documento presentato da Unirau (l’associazione delle aziende e delle cooperative che svolgono le attività di raccolta, selezione e valorizzazione della frazione tessile dei rifiuti urbani e che aderisce ad Assoambiente) e Ariu (Associazione Recuperatori Indumenti Usati) ad Anci e Utilitalia per salvare il comparto, vittima di “una crisi pressante”, scrivono nel documento condiviso. All’incontro ha partecipato anche Retessile.

“Per anni – ha detto Andrea Fluttero, presidente Unirau nel corso dell’incontro – i costi della raccolta effettuata tipicamente da soggetti dell’economia sociale si autosostenevano con il valore ricavato dalla vendita alle aziende della selezione di quanto raccolto, che veniva valorizzato tramite preparazione per il riuso e riciclo”, oggi però, la situazione è cambiata, a causa di un mercato ‘drogato’ dall’aumento dei quantitativi raccolti, anche a seguito dell’entrata in vigore dell’obbligo di raccolta differenziata, combinato al calo qualitativo dei prodotti immessi a consumo causa fast-fashion e super fast-fashion. Per questo – dicono le associazioni – bisogna correre ai ripari riducendo i costi di gestione a carico delle imprese, che stando a quanto calcolato dalle due sigle oggi variano tra i 306 ed i 366 euro per tonnellata raccolta: troppo alti per mantenere in vita una filiera così poco redditizia al momento.

Nelle loro proposte Unirau e Ariu chiedono quindi di garantire anche agli operatori della raccolta tariffe di incenerimento e conferimento in discarica analoghe a quelle applicate agli enti pubblici, in quanto, sottolineano, “la raccolta differenziata è un servizio pubblico”. I recuperatori propongono anche di evitare la promozione di eventi che portino all’aumento di quantitativi di tessile da dover raccogliere, ma soprattutto, nel loro documento scrivono che, dato il periodo di crisi, sarebbe necessario iniziare a prendere in considerazione la possibilità della sospensione del pagamento di eventuali royaties dovute a seguito di gare pregresse per la raccolta e il passaggio da gare ad evidenza pubblica al massimo rialzo a quelle al massimo ribasso.

“La somma degli effetti dell’aumento dei quantitativi raccolti su base europea, la scarsa qualità del ‘fast fashion’ e la concorrenza sui mercati globali del ‘second hand’ ha fatto crollare il valore di quanto raccolto e le imprese della selezione per mantenere la loro competitività sono costrette ad acquistare raccolte provenienti da altri Paesi europei di maggiore qualità e a quotazioni decisamente più basse”, dice Joseph Valletti, presidente di Ariu. Alle sue dichiarazioni fanno eco quelle di Fluttero, che aggiunge: “Questo ci obbliga a vendere le nostre raccolte a quotazioni inferiori ai nostri costi di raccolta e ci mette di fronte al rischio di non poter dare continuità al servizio”.

Il confronto tra gli operatori per individuare soluzioni utili a scongiurare il collasso delle filiere della raccolta e trattamento va di pari passo con l’evoluzione del dossier sul tessile sostenibile sia nell’Unione europea che a livello nazionale. Lo scorso 18 febbraio Parlamento e Consiglio Ue hanno raggiunto un accordo provvisorio sulla riforma della direttiva quadro rifiuti che introdurrà l’obbligo dell’istituzione in tutti gli Stati membri del regime di responsabilità dei produttori (EPR), e anche l’Italia si sta muovendo per accelerare l’entrata in vigore di questa misura. Che una volta a regime, è l’auspicio degli operatori, potrà contribuire anche a tamponare l’aumento dei costi

Proprio ieri, infatti, sul sito del Ministero dell’Ambiente è stata pubblicata la nuova proposta di regolamento nazionale per l’istituzione di un regime EPR. “Un passo fondamentale per la transizione verso un’economia più circolare e sostenibile. Con questo strumento vogliamo responsabilizzare i produttori affinché adottino strategie di eco-design e materiali più sostenibili, riducendo l’impatto ambientale della filiera e incentivando il riuso e il riciclo”, ha commentato la viceministra Vannia Gava, in una nota diffusa dal MASE. Tuttavia, avvertono Ariu e Unirau, sia a livello nazionale che comunitario i provvedimenti di istituzione dell’EPR “verosimilmente saranno varati nel primo semestre del 2026”, mentre già oggi le difficoltà legate all’aumento dei costi di trattamento rendono “necessario un sostegno da parte dei Comuni e delle aziende della raccolta rifiuti urbani”.

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