Dopo il Consiglio anche il Parlamento europeo ha dato il via libera alle prime semplificazioni degli obblighi di reportistica e dovuta diligenza di sostenibilità. Confermato il rinvio di un anno per la CSDDD e di due anni per la CSRD
L’Ue è pronta a fermare l’orologio sugli obblighi di sostenibilità per le imprese. La cosiddetta ‘stop the clock directive’ contenuta nel pacchetto di semplificazioni ‘omnibus I’, che lo scorso 26 marzo aveva ottenuto il via libera del Consiglio, è stata approvata ieri dal Parlamento Ue a larga maggioranza (531 voti favorevoli, 69 contrari e 17 astensioni) e ora dovrà essere ratificata dagli Stati membri prima di diventare efficace a tutti gli effetti. Il voto favorevole dell’eurocamera, nell’ambito della procedura d’urgenza che ha ridotto i tempi rispetto al tradizionale iter legislativo europeo, conferma le semplificazioni proposte da Bruxelles per alleggerire gli oneri a carico delle imprese nel quadro del piano di rilancio della competitività.
In particolare, vengono posticipati di un anno sia il termine ultimo entro il quale gli Stati membri dovranno recepire nel proprio ordinamento la direttiva sulla due diligence (CSDDD), che passa al 26 luglio 2027, sia la data di applicazione della disciplina da parte del primo scaglione di imprese obbligate, quelle con oltre 5.000 dipendenti e un fatturato netto superiore a 1,5 miliardi di euro, nonché le imprese extra UE con un fatturato superiore a tale soglia nell’Ue, che dovranno applicare le nuove regole a partire dal 2028. Rinviata di due anni invece l’applicazione della direttiva sulla reportistica di sostenibilità (CSRD) per il secondo e terzo scaglione di operatori: le grandi aziende con più di 250 dipendenti saranno tenute a comunicare le loro misure sociali e ambientali per la prima volta nel 2028, mentre le piccole e medie imprese quotate dovranno fornire queste informazioni un anno dopo.
I lavori di Consiglio e Parlamento si sposteranno ora sull’altra direttrice del piano di semplificazioni dell’Ue, ben più complessa – e controversa- ovvero la modifica sostanziale delle regole sui bilanci di sostenibilità e sulla dovuta diligenza. In particolare, sul fronte del reporting di sostenibilità, gli emendamenti alla CSRD taglieranno dell’80% le imprese interessate, escludendo dal campo di applicazione le aziende con un massimo di 1.000 dipendenti e 50 milioni di fatturato, lasciando in sostanza l’obbligo in capo alle grandi imprese e preservando gli operatori di minori dimensioni integrati lungo le filiere. Le modifiche alla CSRD introducono poi una deroga per le aziende con più di 1.000 dipendenti e un fatturato inferiore a 450 milioni di euro rendendo volontaria la rendicontazione della Tassonomia e introducendo l’opzione di rendicontazione sull’allineamento parziale. Interventi che secondo Bruxelles genereranno risparmi complessivi in termini di costi amministrativi annuali di circa 6,3 miliardi di euro, mentre il fronte ambientalista ha lanciato l’allarme considerandolo “un cavallo di troia della deregulation ambientale”, come scrive l’European Environmental Bureau.