Le cifre del salasso su raccolta e trattamento dei reflui rese note dalla Corte dei Conti. Dalla sentenza del 2018 pagate multe per oltre 200 milioni
Il mancato rispetto della normativa europea sulle acque reflue è già costato all’Italia oltre 210 milioni di euro. È quanto emerge da un report della Corte dei Conti pubblicato lo scorso gennaio. Numeri che rappresentano solo la punta dell’iceberg di una serie di procedure di infrazione, ben quattro, avviate contro il nostro Paese, sfociate a loro volta già in cinque sentenze di condanna da parte della Corte di Giustizia europea. L’ultima, in ordine di tempo, è arrivata solo pochi giorni fa, lo scorso 27 marzo.
I giudici di Lussemburgo hanno deciso, in questa occasione, per una multa una tantum da 10 milioni di euro più 13 milioni 700 mila euro per ogni semestre di ritardo nell’adeguamento dei 4 agglomerati coinvolti nella procedura: Castellammare del Golfo I, Cinisi, Terrasini, in Sicilia, e Courmayeur, in Valle d’Aosta. Questa però è solo l’ultima, in ordine temporale, delle sanzioni pecuniarie che hanno colpito l’Italia sulla gestione del ciclo di raccolta e trattamento degli scarichi fognari.
Già nel 2018, infatti, l’Italia era arriva a doppia sentenza nell’ambito della prima procedura d’infrazione aperta dall’Ue per il mancato rispetto della direttiva sulle acque reflue. Quel procedimento, avviato nel 2004, si era concluso con una condanna che prevedeva il pagamento di 25 milioni di euro a titolo di sanzione forfettaria e, successivamente, al pagamento di 30.112.500 di euro a titolo di penalità semestrale, da corrispondersi alla Ue per ciascun semestre di ritardo nell’adeguamento previsto da Bruxelles.
Per questa sentenza, come si legge nel documento della Corte dei Conti sulle procedure d’infrazione con sanzioni pecuniarie a carico dell’Italia pubblicato nel gennaio del 2025 il ‘problema’ acque reflue ci è costato oltre 210 milioni di euro. Per la precisione la cifra ammonta a 210.554.096,22 euro.
In merito alle tempistiche per l’uscita dalla procedura d’infrazione i giudici scrivono che “secondo l’ultimo cronoprogramma, la relativa conformità è prevista al più tardi entro il 2030, ad eccezione di 3 agglomerati, Crotone, Mesoraca e Marsala” per i quali “non è possibile prevedere il tempo per il completo raggiungimento della richiesta conformità né, tantomeno, la quantificazione dei restanti oneri sanzionatori”. Secondo la Corte la somma stimata per chiudere la procedura d’infrazione “risulta di circa 300 milioni per le restanti penalità da corrispondere fino al 2030″, al netto dei 3 agglomerati di cui sopra. Il conto, insomma, potrebbe farsi ancora più salato.
Al momento dell’emissione della sentenza, come riporta il Ministero dell’Ambiente, la causa interessava 74 agglomerati urbani per un carico generato complessivo pari a 5.995.371 abitanti equivalenti, distribuiti su 6 Regioni, mentre la Corte dei Conti nelle sue raccomandazioni consiglia “lo stretto monitoraggio e l’esperimento di ogni attività d’impulso e coordinamento sulle attività in corso, al fine di rispettare e, se possibile, anticipare la data del 2030, indicata come termine ultimo per la messa a conformità degli impianti di depurazione delle acque reflue per almeno 27 su 30 agglomerati urbani, così da poter chiudere la procedura d’infrazione nel più breve tempo possibile”.
Sulla strada verso la chiusura della partita infrazioni, oltre al pagamento delle sanzioni c’è poi un altro tema, quello dei fondi necessari per completare gli interventi. In questo caso a dare le cifre è Fabio Fatuzzo, Commissario straordinario unico per la Depurazione e il Riuso delle acque reflue, che a Ricicla.tv ha spiegato che servirebbero 3.7 miliardi di euro per tutti i lavori e gli ammodernamenti da eseguire lungo la nostra Penisola: “I soldi reali, esistenti, giacenti nella contabilità speciale della Ragioneria generale dello Stato – ha detto – sono 650 milioni o giù di lì. Mancano 2 miliardi. Per questi incontrerò MASE e MEF per trovare una soluzione. Entro il prossimo mese comunicheremo le determinazioni che avremo raggiunto” ha spiegato Fatuzzo.