Rifiuti urbani, transizione frenata da poca concorrenza e frammentazione

di Luigi Palumbo 18/06/2024

Per ridurre i gap tra nord e sud, e allineare l’Italia agli obiettivi europei di circolarità nella gestione dei rifiuti urbani servono più concorrenza e meno frammentazione, spiegano le aziende intervenute al Green Med Expo & Symposium di Napoli. Ma secondo Assoambiente e Utilitalia sul mercato dei servizi locali restano ancora tanti gli affidamenti diretti (91,7%) e i contratti per un singolo comune (87%)


Da un lato aprire maggiori spazi di concorrenza tra gestioni pubbliche e private. Dall’altro ridurre la frammentazione dell’organizzazione e della governance territoriale. In generale, premiare con l’affidamento del servizio pubblico dei rifiuti urbani le aziende che abbiano saputo investire e innovare e che oggi incarnano modelli industriali capaci di tenere insieme l’efficienza e l’economicità del servizio offerto agli utenti con la circolarità della gestione. Queste, secondo le imprese italiane del waste management intervenute al Green Med Expo & Symposium di Napoli, le condizioni imprescindibili per recuperare il gap tra nord e sud del Paese e allineare l’Italia intera agli obiettivi europei di circolarità: entro il 2035 dovremo riciclare il 65% dei rifiuti urbani, mentre oggi siamo al 50%, e conferire in discarica non più del 10%, mentre oggi siamo intorno al 18%. Serve un cambio di passo, anche aprendo maggiori spazi di concorrenza, dicono gli operatori privati.

“Siamo in un passaggio epocale – spiega il direttore generale di Assoambiente Elisabetta Perrotta – dove l’innovazione, la velocità di risposta la capacità di adeguarsi ai nuovi sistemi è essenziale. Il mercato e la concorrenza – chiarisce – sono gli unici mezzi con cui questi vettori riescono a realizzarsi nei tempi e nei modi necessari per riuscire ad arrivare agli obiettivi che ci siamo dati”. Eppure, sottolinea l’associazione, dall’ultima relazione Corte dei Conti sulle partecipate degli enti territoriali e sanitari emerge come nel 2021 su 11.852 affidamenti di servizi locali ben 10.863 (il 91,7%) sono stati diretti. Scelte anti-concorrenziali in contrasto con il nuovo testo unico dei servizi pubblici locali, e più volte censurate anche dall’antitrust. “Abbiamo già constatato sul territorio che le aziende private hanno una dinamicità interna – spiega Perrotta – una capacità di adeguarsi, di innovarsi che è necessaria anche al settore pubblico per accompagnarlo nei servizi essenziali quali quelli della nettezza urbana o della gestione dei rifiuti più in generale”.

Sul fronte delle utility, invece, l’allarme è soprattutto per i ritardi nell’organizzazione del ciclo territoriale in forma associata e nella frammentazione gestionale, soprattutto a Sud. Secondo l’ultimo Green Book di Utilitalia in Regioni come Lazio, Molise, Campania, Calabria, Sardegna e Sicilia l’organizzazione in forma associata, con le competenze affidate agli enti di governo, stenta a prendere piede. Un ritardo che si riflette anche nella frammentazione – sia verticale che orizzontale – della gestione, con affidamenti che, soprattutto nelle aree centro meridionali del paese, raramente superano la dimensione comunale e ancor più raramente interessano più segmenti del ciclo integrati lungo la filiera. “Tante gestioni in economia – spiega il presidente di Utilitalia Filippo Brandolini – piccole gestioni spesso legate da contratti d’appalto con fornitori che però possono offrire i loro servizi soltanto per periodi di breve durata, per ambiti territoriali limitati o per ambiti nel ciclo dei rifiuti frammentati. Tutto questo – dice – non favorisce la realizzazione di investimenti né il miglioramento del servizio. Questo ha fatto sì che al Sud la qualità del servizio non sia del livello che registriamo in altre regioni dove c’è un approccio industriale”.

Un carattere, quello della frammentazione gestionale, particolarmente accentuato nelle regioni meridionali ma che accomuna in realtà l’intero paese: sulle 2mila 816 gare monitorate tra 2014 e 2023 dall’osservatorio sui bandi di Utilitatis, l’87% prevede l’affidamento del servizio per un solo Comune. Al Sud, nello specifico, il 75% degli affidamenti ha una durata inferiore ai 5 anni, condizioni tutt’altro che adeguate a mobilitare investimenti in efficienza, efficacia e circolarità della gestione. Un ritardo che oltre a mettere a rischio il raggiungimento degli obiettivi Ue continua a pesare sulle tasche dei cittadini, gravati dal costo delle inefficienze. A partire da quelle legate alla carenza di impianti. “Non avere impianti – osserva Brandolini – oltre a non essere corretto dal punto di vista della gestione dei rifiuti, oltre a non essere corretto per la sostenibilità, oltre ad essere un danno ambientale, è anche un costo economico che poi si ripercuote sulle tariffe che pagano i cittadini”.

A Messina, ad esempio, gli sforzi della utility locale e dei cittadini, che hanno contribuito a portare la differenziata dal 17,9 del 2018 al 53,5% nel 2022, non possono essere tradotti in benefici economici. “Nonostante i grandi risultati – spiega la presidente di Messinaservizi Mariagrazia Interdonato – non riusciamo ancora a chiudere il ciclo dei rifiuti” e la cosa costringe l’azienda a gestire l’organico e l’indifferenziato facendo ricorso a “una logistica che oggi ci vede trasferire determinati rifiuti anche a 250 km di distanza – chiarisce Interdonato – se non addirittura fuori regione e fuori Italia”. Per l’indifferenziato, nello specifico, negli ultimi anni si è arrivati a spendere fino a 430 euro la tonnellata.

Il tema, dicono insomma gli operatori, non è imporre un modello pubblico su quello privato, o viceversa, ma superare pregiudizi, approcci ideologici e convenienze politiche per premiare aziende efficienti e industriali capaci di mobilitare gli investimenti necessari a chiudere il ciclo nell’ottica dell’economia circolare. “Auspichiamo che non ci sia più questo divario, questo preconcetto nel mondo della gestione dei rifiuti per cui c’è il mondo privato contro il mondo pubblico o viceversa – spiega Elisabetta Perrotta – solo attraverso la collaborazione e la cooperazione riusciremo veramente a risolvere i problemi nazionali, che ancora purtroppo ci sono in alcune aree del nostro Paese, ma anche a raggiungere gli obiettivi che ci siamo dati a livello europeo”.

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