Rifiuti tessili, i riciclatori: “EPR per il second hand è colpo fatale per il settore”

di Redazione Ricicla.tv 18/06/2024

La federazione delle imprese europee del riciclo EURIC boccia la proposta del Consiglio Ue di estendere i futuri sistemi di responsabilità estesa del produttore per tessili e abbigliamento anche agli operatori commerciali del ‘second hand’ e alle imprese sociali. “Sarebbe un colpo fatale per il settore”, dice la presidente di EURIC Textiles Mariska Boer


Sì all’introduzione dei regimi di responsabilità estesa per i produttori di tessile e abbigliamento. No a nuovi oneri per il mondo del ‘second hand’, già alle prese con una crisi di sistema che rischia di mettere in ginocchio centinaia di imprese in tutta Europa. È una reazione dai toni in chiaroscuro, quella dei riciclatori europei alla notizia dell’intesa raggiunta nella giornata di ieri al Consiglio ambiente dell’Ue sulla riforma della direttiva quadro rifiuti. Un’intesa che conferma l’impianto proposto dalla Commissione – e già votato positivamente dal Parlamento – con nuovi obiettivi di riduzione dello spreco alimentare (al 10% nelle filiere produttive e al 30% per il ‘food waste’ entro il 2030), ma soprattutto con la prevista introduzione di schemi EPR armonizzati e obbligatori per le imprese che immettono sul mercato europeo prodotti tessili e di abbigliamento.

Una misura pensata per sostenere, anche economicamente, il passaggio di uno dei comparti più impattanti dell’industria europea verso modelli improntati alla sostenibilità e alla circolarità. “Con i negoziati interistituzionali pronti ad iniziare e l’obbligo di raccogliere separatamente i tessili usati a partire da gennaio 2025, EURIC Textiles sollecita un’azione rapida per raggiungere un accordo entro la fine dell’anno”, scrive in una nota la federazione delle imprese del riciclo EURIC, che tuttavia boccia la scelta del Consiglio di ampliare il perimetro dei sistemi EPR anche agli operatori del ‘second hand’, prevedendo la possibilità per gli Stati membri di richiedere un contributo agli operatori commerciali del riutilizzo, incluse le imprese sociali. “Solo i nuovi prodotti tessili immessi sul mercato per la prima volta dovrebbero rientrare nell’ambito di applicazione dell’EPR – chiarisce EURIC – poiché l’EPR è un’applicazione del principio ‘chi inquina paga’ e il riutilizzo degli indumenti ha un impatto ambientale positivo”.

Secondo i riciclatori, l’introduzione di un ulteriore onere a carico degli operatori dell’usato, nella forma di un eco-contributo per ogni prodotto idoneo al riutilizzo reimmesso sul mercato, “sarà un colpo fatale per un settore già sull’orlo del collasso a causa dell’aumento dei costi e del calo delle vendite”, spiega la presidente di EURIC Textiles Mariska Boer. Nelle scorse settimane anche gli operatori del comparto italiano della raccolta e selezione di tessili e indumenti usati avevano lanciato l’allarme per l’aumento vertiginoso dei costi di trattamento legato anche alla riduzione della qualità dei rifiuti in ingresso causa ‘fast fashion’. Anche per questo, in vista dell’entrata in vigore dell’obbligo di raccolta differenziata fissato al 1 gennaio 2025 (in Italia è scattato già nel 2022) EURIC chiede ai legislatori europei di ridurre da 30 a 18 mesi dall’entrata in vigore della nuova direttiva quadro il periodo entro il quale gli Stati membri dovranno introdurre i propri sistemi EPR.

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